Questo aggeggino tira fuori a frivolezza che c'è in me.
.
1. NOI 2. CHE VOGLIAMO ESSERE 3. ALLIEVI DI TUTTI 4. MAESTRI DI TUTTI 5. E DI TUTTI AMANTI
Evolviamoci.
Fanculo Martha Stewart. Martha sta lucidando le maniglie sul Titanic. Va tutto a fondo, bello. Perciò vaffanculo tu e il tuo divanetto strisceverdi Ohmashab della String. Io dico: non essere mai completo. Io dico: smettila di essere perfetto. E io dico: dai, evolviamoci, le cose vadano come devono andare. Per me, eh! Forse potrei sbagliarmi. Forse è una terribile tragedia.
Sono Bella Vestita Di Lividi.
1. e seduta 2. in un orto 3. di zucche 4. aspettando 5. il grande cocomero
on air..
PER TE IO SONO ATEO, MA PER DIO IO SONO LA LEALE OPPOSIZIONE.
Ma al vostro posto non ci so stare.
SICCOME "INFILARTI LE PENNE NEL CULO NON FARA' DI TE UNA GALLINA"..
" UN UOMO PUO' INDOSSARE CIO' CHE VUOLE. RESTERA' SEMPRE UN ACCESSORIO DELLA DONNA." c. chanel
"SONO UN PRINCIPE LIBERO. HO ALTRETTANTA FACOLTA' DI FARE LA GUERRA AL MONDO INTERO DI CHI POSSIEDE CENTO NAVI PER MARE" s. bellamy-pirata delle antille
"IL VANTAGGIO DI ESSERE INTELLIGENTE E' CHE SI PUò SEMPRE FARE L'IMBECILLE, MENTRE IL CONTRARIO E' IMPOSSIBILE" w. allen
"LA POESIA NON E' DI CHI LA SCRIVE, E' DI CHI GLI SERVE" m. troisi
"CARTELLO PER ECOLOGI MILITANTI: NON DATEVI DA MANGIARE AGLI ANIMALI" s. benni
"SE L'UOMO FOSSE FATTO PER VOLARE, SAREBBE STATO CREATO CON IL BIGLIETTO" m. brooks
"E IL GROSSO E' FATTO! COME DISSE LA MAMMA DI FERRARA DOPO AVERLO PARTORITO" r. benigni
"I POETI CHE STRANE CREATURE, OGNI VOLTA CHE PARLANO E' UNA TRUFFA" f de andrè
"QUANDO HO PIU' IDEE DEGLI ALTRI, DO' AGLI ALTRI QUESTE IDEE. SE LE ACCETTANO, QUESTO E' COMANDARE" i calvino
"E' MEGLIO ESSERE BELLI CHE ESSERE BUONI, MA E' MEGLIO ESSERE BUONI CHE ESSERE BRUTTI" o. wilde
"Linus: una mattina voglio alzarmi per veder sorgere il sole. Sally: non è il sole che sorge, è la terra che gira. Linus: una mattina voglio alzarmi presto per vedere la terra che gira" c. shultz
"I MASCHIETTI NON DOVREBBERO MAI DIMENTICARE CHE GINGER ROGERS FACEVA LE STESSE COSE DI FRED ASTAIRE MA ALL'INDIETRO E SUI TACCHI ALTI" f. whittlesey
"NON LE SPIACEREBBE ALLONTANARE DI POCO LA SUA FACCIA DALL'APPARECCHIO? IL SUO FIATO PUZZOLENTE DI BIRRA MI VIENE PROPRIO SULLA FACCIA" h.boll
"PER ME NON ESISTONO TENDENZE PROEBITE. ESISTONO IL PIACERE E L'AMORE" p. almodovar
necessariamente.
E ANCORA...
Qualche Valida Ragione
REGINALD-CAMMINARE A PIEDI SCALZI-FABRIZIO DE ANDRE' -lA LUCINA DA LIBRO, PER QUANDO NON SONO SOLA MA VORREI ESSERLO. -MASSIMO TROISI-IL TEATRO-LO SPLATTER -IL SABATO NOTTE-DARIA-IL CIOCCOLATO-I MERCATI- NICOLETTA E CHIARA-IL SESSO -LA DOCCIA AD ORARI IMPROPONIBILI -WILDE-BOLL-SUSKIND-DOSTOEVSKIJ-LESSING -CAMUS-PASOLINI-CALVINO-NERUDA-HESSE -BENNI-WELSH-L'ANANAS-LE CILIEGIE -LA CLOWNERIE-IL BLUES-IL JAZZ-SOUL -BLUEBEAT-IL PUNK-LO SKA -IL ROCK-BENIGNI-REZZA-I FRATELLI MARX -I FILM IN BIANCO E NERO-LE RANE-SCRIVERE-LEGGERE -GLI ODORI-STARE SVEGLIA DI NOTTE E DORMIRE DI MATTINA -MARK RYDEN-I PEANUTS-MAFALDA-RATMAN-DYLAN DOG -DEMETRIO STRATOS -TUTTO CIO' CHE DISEGNA TOFFOLO -LA CREMA PER LE LABBRA ALL'UVA -IL LAGO-LE SCIARPE-I CAPPELLI -LE BORSE-ELIO E BARDAMU' -LOUISE BROOKS-UN BAGNO CALDO A LUME DI CANDELA -LA MOUSSE-GUARDARE FILM AL TELEFONO -IL CAPPUCCINO-IL MIO BROT-LE NOCI -IL TRENO-LE LUCERTOLE -LA LUMACA DELLA FRATELLANZA (^^) -IL TRUZZOLO-ADDORMENTARSI SULLA SABBIA -I TOPOLINI BIANCHI -LE LIBRERIE A DUE PIANI -GLI SPUNTINI NOTTURNI-IL MIO PIERCING AL NASO- LE PIANTE GRASSE-LE CARTOLINE -IL GELATO-GLI ACCHIAPPASOGNI-
fastidi generici.
LA SVEGLIA-IL FREDDO-CHI DICE DI AMARE IL FREDDO -GLI INTELLETTUALOIDI E I LORO FASTIDIOSI TENTATIVI D'APPROCCIO -I RAGNI-I PAGLIACCI-LE GIOSTRE-PERDERE A QUALSIASI GIOCO DI SOCIETA' -IL DISORDINE-LE GIOSTRE-LE PERSONE CHE SI SPORGONO DALLE RINGHIERE -DARIA-I FORZANUOVISTI, BLOCCOSTUDENTESCHISTI E ALTRA MERDA SUL GENERE -LA MATEMATICA-I MOTORINI SMARMITTATI-I VICINI DI CASA -CHI MI DICE CHE SONO COMPLICATA PRETENDENDO DI FARMI UN COMPLIMENTO -TUTTI I LAVORI CHE PRESUPPONGONO L'ALZARSI PRESTO AL MATTINO -LE PERSONE CHE PUZZANO (PERCHE' COME DICE IL PATATO "IN QUESTA PARTE DEL MONDO NON LO CAPISCO" -LA MANCANZA DI CHIAREZZA NELL'ESPRIMERE CONCETTI A MIO PARERE SEMPLICI -L'HARDCORE(PROBABILMENTE PERCHE' NON LO CAPISCO) -IL RAZZISMO E QUALSIASI GENERE DI INTOLLERANZA VERSO LE MINORANZE-
a mia conclusione è che l'odio è una palla al piede, la vita è troppo breve per passarla sempre arrabbiati, non ne vale la pena. Derek dice che bisogna sempre terminare la tesina con una citazione, dice che c'è sempre qualcuno che ha detto la cosa nel migliore dei modi, perciò se non riesci a fare di meglio ruba da lui e farai la tua figura. Ho scelto una citazione che penso le piaccia: "non siamo nemici ma amici, non dobbiamo essere nemici, anche se la passione ci ha fatto vacillare non deve rompere i profondi legami del nostro affetto le corde mistiche della memoria risuoneranno quando verranno toccate come se a toccarle fossero i migliori ancgeli della nostra natura.
Desidero prima di tutto omaggiare le persone che ogni giorno si prodigano nello scrivere etichette tanto dettagliate sui detersivi e i saponi,così che io possa leggerle mentre faccio la cacca quando ad un braccio di distanza (un braccio e mezzo se mi sporgo dal water quanto possibile)non trovo nemmeno l'ultimo numero di "Intimità" di mia nonna. Siete la salvezza di tanti stitici, forza ragazzi!
Dopo di che, potete lamentarvi quanto vi pare per il nobel ad Obama, ma certamente qualcuno dovrebbe premiarlo per possedere il più bel culo presidenziale della storia del mondo.
Una donna può fare tutto come e meglio di un uomo, tranne cambiare i lampadari pesantissimi di casa (questo è un messaggio preciso ad una persona precisa)
Non angosciarti se tutto sta andando male, perché improvvisamente , quando meno te lo aspetti, quando hai ormai perso ogni speranza, ne arriverà una che ti farà apprezzare tutte le precedenti.
Detto questo vi lascio, anche perché il mio gatto soffre di bisogno compulsivo di dormire sulla tastiera, rendendomi assai ardua l'impresa di digitare le lettere al centro di essa (per fortuna è di dimensioni contenute. La gatta dico, mica la tastiera.)
Billy Ballo in manette per aver circuito una tredicenne. Unica dichiarazione rilasciata dall'accusato : "Volevo solo diventare presidente del consiglio"
Costernato, Maccio Capatonda afferma in un'intervista : "Il suo amore per la musica aveva fatto crescere in lui la strana fissazione di voler emulare Jerry Lee Lewis"
Intanto la tredicenne in questione, sconvolta, si è gettata anima e corpo sugli studi. "Voglio diventare qualcuno contando solo sulle mie forze". Pare stia imparando a dire "papi" in tredici lingue diverse.
Riguardo l'incresciosa vicenda, il Premier, indignato, dichiara: "E' uno scandalo che questa persona abbia avuto la possibilità di frequentare indisturbato una tredicenne: Io dov'ero? "
Secondo fonti piuttosto attendibili pare che Noemi Letizia, venuta a conoscenza dei fatti, abbia fatto richiesta di pensionamento.
Cambiamo decisamente argomento: Sono tormentata da giorni e giorni da un quesito a mio parere di fondamentale importanza: In quanti film d'amore è stato pronunciato lo scambio di battute "Sei pazzo!" "Sì, sono pazzo di te"? Astenersi perditempo.
Vi lascio con la petizione contro il ripristino delle mezze stagioni.
Hermann Hesse sostiene che "possiamo comprenderci l'un l'altro, ma ognuno può interpretare soltanto se stesso" . Ciò significa che, anche impegnandomi, non potrò mai interpretare un adepto della CHIESA DI GESU' DEI SANTI DEGLI ULTIMI GIORNI. Il che, se permettete, è consolante almeno quanto scoprire che cambiano le mode, passano gli anni, tornano le mezze stagioni, ma la sigla di novantesimo minuto è sempre la stessa.
Riporto qui l'articolo scritto da Giacomo di Girolamo. Lo faccio perché sono fermamente convinta che il livello di apprensione, compassione , coinvolgimento per le tragedie altrui non possano riassumersi in un euro donato via sms. E perché in questo articolo è ben riportato tutto il mio sdegno per l'ennesimo dramma evitabile su cui i nostri politici camminano ben attenti a sporcarsi le scarpe di polvere, che sono tanti voti regalati in più.
"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..."
Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno
bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case
al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti,
peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei
calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del
premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette
no - stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà,
che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo
stereotipo dell'italiano generoso, del popolo pasticcione che ne
combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con
questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di
questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità,
purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi
sull'orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire,
stringendoci l'uno con l'altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione
autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi
coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste
tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti,
per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E
quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io
dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che
attraversano l'economia del nostro Paese. E nelle mie tasse c'è previsto anche il pagamento di tribunali che
dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e
dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse
pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce
a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C'è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a
visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato - come tutti gli
altri - da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n'era proprio bisogno? Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha
parlato di "new town" e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e
al neologismo: "new town". Dove l'ha preso? Dove l'ha letto? Da quanto
tempo l'aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve
essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco
come nasce "new town". E' un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura
Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che
"in questo momento serve l'unità di tutta la politica". Evviva. Ma io
non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di
politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti,
avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con
diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che
calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia.
Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che
non c'è.
Io non lo do, l'euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha
servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto
Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo
euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei
lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po' dei loro risparmi
alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l'Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico
versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo
tutti come è andata. Dopo l'Irpinia ci fu l'Umbria, e San Giuliano, e
di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare
indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima? Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro:
comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle
scuole crollate a L'Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di
penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio
scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti
di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c'è una scuola, la più popolosa,
l'Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è
un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza
rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha
speso quasi 7 milioni di euro d'affitto fino ad ora, per quella scuola,
dove - per dirne una - nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo
scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C'è una scala
Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il
controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c'è, annegato, con gli altri, anche
l'euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere
nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per
tornaconto. Stavo per digitarlo, l'sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno
sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la
diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con
il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso
del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa
succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i
furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto
è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l'alibi per non
parlare d'altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la
maggioranza (tutta, anche quella che sta all'opposizione) perché c'è il
terremoto. Come l'11 Settembre, il terremoto e l'Abruzzo saranno il
paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se
solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare
gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o
quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al
referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova
cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia,
il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio
diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia
dentro che diventa pianto, quando sento dire "in Giappone non sarebbe
successo", come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se
il know - how del Sol Levante fosse solo un' esclusiva loro. Ogni
studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le
costruzioni. Glielo fanno dimenticare all'atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel
frastuono della televisione non c'è neanche un poeta grande come
Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli
ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno
fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la natura quando muove la terra, d'altronde.
Italia, paese di malintesi. Uno non può fare una dichiarazione, che subito viene travisata. Voglio spezzare una lancia a favore di papa Ratzi, che giorni fa, in occasione della sua visita in Africa, ha dichiarato che il preservativo non è una soluzione al contagio di aids, ANZI. E che è??? Che avrà detto mai??? E' un ragionamento sensato, il suo! Ma io dico, per una volta che a capo del Vaticano c'è una persona pratica, pragmatica, sensata, vogliamo dargli addosso a tutti i costi? Ma scusate, provate a pensare a quale tragica sovrappopolazione dovrebbe subire il pianeta se non arrivassero le epidemie mandate da nostro signore a provvedere alla selezione naturale! Perchè ostinarci ad ostacolarle con rimedi terreni e , diciamolo, anche piuttosto scomodi? E' a questo che il nostro Santo Padre pensava quando, sprezzante del pericolo e del rischio di essere aspramente criticato, dichiara che il preservativo non è un salvavita, ma solo un fastidioso problema! Che diamo da mangiare a questi ragazzini, se non li stronca l'aids? Come li facciamo studiare, ora che il ministro Gelmini ha stabilito un tetto massimo del 30% di studenti extracomunitari in ogni classe? Mica è vestito di bianco a caso, lui! Ha una marcia in più, è lungimirante! Ma come, l'aborto si e l'aids no? Facciamo tutte queste scene perchè Eluana non è libera di morire dopo anni e anni in stato vegetativo e facciamo campare famiglie di quindici persone in mezzo alle mosche e mezze morte di fame? Siete cattivi forte, eh!?
p.s. meno male che ci sono i bambini. Loro sì che capiscono il valore del Papa. L'altro ieri, mentre andavo a prendere il treno, mi ritrovo la solita scolaresca in gita. C'erano due bimbi, di circa otto anni, che discutevano su chi dovesse vincere in un'ipotetica battaglia tra i loro supereroi preferiti: Superman e il Papa. Io di una cosa sono certa: il Papa avrebbe vinto sicuramente la gara del costume più bello.
Una morte vale l'altra. O forse no. In questi giorni tutti si sono stretti attorno al caso di Eluana Englaro. Si è fatto molto rumore, molto di più di quanto la sua morte, silenziosa come ne era stata la vita negli ultimi diciassette anni, richiedesse. Ovunque pagine e pagine di parole spese pro o contro. Pro o contro l'eutanasia,pro o contro la vita, la morte, la dignità. Era così semplice essere pro o contro che tutti si sono sentiti in diritto di dare la propria opinione. E'questo che crea rumore. E' in questo rumore che muore, silenziosamente, un altro ragazzo, di cui, a parer mio, vale la pena di parlare. Si tratta di Giuseppe Gatì, morto sul lavoro, folgorato da un filo scoperto. Giuseppe Gatì aveva 23 anni,faceva il pastore e lavorava come operaio nel caseificio di suo padre a Campobello di Licata, vicino ad Agrigento. Non c'è niente di anomalo, purtroppo, in un incidente sul lavoro. Ma non è questo il caso. Giuseppe Gatì muore nelle campagne siciliane, muore dopo essersi esposto più volte dicendo la sua contro la mafia. A qualcuno ha fatto venire in mente Peppino Impastato. Perchè come lui, anche Giuseppe si rifiutava di lasciare il suo paese come tanti altri avevano fatto prima di lui. Anche Giuseppe sosteneva che non doveva essere lui ad andarsene. Fu lui a presentarsi ad Agrigento e a ricordare che Sgarbi, ospite d'onore quel giorno, è un pregiudicato, che sul suo capo pende una condanna per truffa ai danni dello stato.Non contento, grida "Viva Caselli, Viva il Pool antimafia" Viene trattenuto,minacciato prima dalle forze dell'ordine, poi da persone sconosciute e apparentemente poco raccomandabili.Un mese dopo muore fulminato mentre apre il rubinetto di metallo della vasca refrigerata di un vicino per prendere il latte. O almeno così sembra. Si possono azzardare diverse congetture sul presunto incidente. Se di incidente si tratta, trovo comunque un tetro paradosso che un giovane che non si arrende a "le cose stanno così" , un ragazzo arrabbiato con l'Italia e le sue carenze, muoia in circostanze che sono il triste riassunto di queste stesse mancanze. Incidente sul lavoro. mi viene in mente quel passo della canzone di caparezza che dice "ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica". Così vanno le cose, in Italia, si lavora per vivere, e si muore lavorando. Se come dice la pulce nel mio orecchio questa giovane morte è più che un semplice incidente, non è comunque più allarmante, nè più grave. E' solo un altro modo di dire che "così vanno le cose". E' l'ennesima silenziosa morte di chi non sceglie il silenzio. Bisogna parlare di Giuseppe Gatì, bisogna conoscerlo, bisogna che tutti sappiano chi sia. Beppe Grillo lo ha definito "un fiore raro". Io continuo, vergognandomene un po', a sperare che non sia poi così raro.Mi dispiace solo che c'è voluta la sua morte a far notizia, non bastavano la contestazione, le botte conseguenti, l'impegno politico.Non voglio convincervi che è morto un eroe, ma mi rammarica sapere che c'è una persona pulita in meno, al mondo. Vi lascio con la sua versione dei fatti, le sue parole, e il video in questione. Così, per fare un po' di rumore.
“Si avvicina un uomo in borghese, che dice di appartenere alle forze dell’ordine e cerca di perquisirmi perché vuole la videocamera (che ha portato via la mia amica). Io dico che non può farlo e lui mi minaccia e mi mette le mani addosso. Dopo vengo preso e portato in una sala appartata, dove la polizia mi prende documenti e telefonino. Chiedo di vedere un avvocato (ce n’era uno in sala che voleva difendermi), per conoscere i miei diritti, ma mi dicono no. Mi identificano e mi perquisiscono. Poi mi intimano di chiamare i miei amici, per farsi consegnare la videocamera, ma io mi rifiuto. Arriva di nuovo il presunto appartenente alle forze dell’ordine e mi dice sottovoce che lui dirà di esser stato aggredito e minacciato da me. Non mi fanno parlare, non mi posso difendere. Dopo oltre un’ora e mezza mi congedano con questa frase: Devi capire che ti sei messo contro Sgarbi, che è stato onorevole e ministro”.
(Ogni riferimento a fatti e persone non è puramente casuale. Sennò che scrivevo?)
1)L’uomo è una molecola semplice (cit.)
2)La frase “con te è diverso” è da tradursi automaticamente in :
“con te è assolutamente uguale che con le altre che sono venute prima
di te e con quelle che verranno dopo”
3)Se i tuoi bisogni vanno oltre mangiare-bere-dormire-scopare-cagare ti considereranno inutilmente complicata.
4)Mai porgli la fatidica domanda “a che pensi” dopo il sesso, perchè potrebbe risponderti.
5)Quel che è peggio è che potrebbe decidere, nel risponderti, di dirti la verità
6)La verità è che, bene che vada, sta pensando a cosa mangiare nei prossimi cinque minuti
7)Può dare un braccio per te, ma non toccare la patatine fritte della sua porzione.
8)Quando gli dici “ti amo” diventano improvvisamente gli Einstein delle risposte alternative all’”anch’io.”Conto all’attivo:
3 lo so
1 grazie
1 ti sono molto affezionato
1 ma quello non è elvis prisley?
1 sono contento.
2 mi fai stare bene
9)Vuoi che confessi di trovare un’altra donna molto attraente? Digli che ti piacerebbe fare del sesso con lei.
10)Nemmeno la tua migliore lingerie può competere con un film con jerry Calà
11)TUTTI e dico TUTTI, hanno detto almeno una volta nella vita “no sai, è che io sono strano”
12)Per quanto tu possa impegnarti per essere elegante, pulita,
truccata, di buon gusto, la prima donna vestita di nero ricoperta di
piercing e tatuaggi, possibilmente dotata di tettone o in alternativa
di un evidente disordine alimentare provocherà in loro un’erezione
immediata e aumento della salivazione. (La prossima volta che pensate
di spendere soldi per un vestitino nuovo , strappate le maniche a una
maglietta metallara di vostro cugino e indossatela , poi fotografatevi
con la lingua di fuori e la matita sugli occhi colata. L’effetto sarà
certamente migliore.)
13)se lo svolgimento della storia dipendesse da loro, non ci sarebbe
un solo litigio in dieci anni, ma tu avresti più corna di un cesto di
lumache.
14)Nella vita di tutti c’è sempre una donna in seguito alla quale hanno deciso di cambiare..in peggio.
15) Ovviamente quella donna non sei mai tu.
16)Quando un uomo dice che le tette enormi non lo fanno impazzire poi tanto, mente.
17) La loro gelosia è , se non giusta, quanto meno giustificata, la tua è insana e castrante.
18 ) Il suo PER SEMPRE dura si e no fino a martedì prossimo
19) Anche il più bruto ha il sofismo nel dna.
20) Se ti dice “non è come pensi” è esattamente come pensi.
Cit: fremo divorando labili le incertezze dell’anima. Crude.
Qualcosa mi dice che con questa storia alcuni miei amici non saranno più amici, i nemici saranno ben felici di esserlo, gli amici dei nemici diverranno miei nemici a loro volta, gli amici degli amici.. insomma, l'ho fatta grossa.Sono andata a toccare l'intoccabile, a punzecchiare l'INPUNZECCHIABILE (l'ho inventata io, e la scrivo come mi pare), a sfrigolare la cacca molle e ancora calda di questo fantastico portale. Voi lo sapete, loro lo sanno, che essi lo sappiano, per me è meglio perdere un amico che una buona battuta, tante buone battute tanti amici perduti, ed ecco che devo svuotare la libreria e non trovo nessuno che mi dia una mano. Me la sono cercata, eccovi qui il nuovo identikit, ovvero LA POETESSA.
Costei è preda assai ambita per ogni intellettualoide del web. Peccato che trattasi di amore non corrisposto. L'intellettualoide è per sua stessa natura un perdente, mentre alla poetessa piace potersi accompagnare a baldi giovani ben accetti dalla società possibilmente gran figoni e semi-analfabeti, così che lei possa sentirsi il cervello dei due nonostante la scarsità di neuroni attivi. Nessuno si sogni di darle torto.
Riconoscerla è assai semplice. Scrive poesie, continuamente. Sull'autobus, al cinema, mentre combatte la sua stitichezza seduta sulla tazza del cesso, poiché "tutto è poetico e nella poesia mi perdo sconvolta(cit.2)" E' bella come Anne Hathaway, complessa come un cubo di rubik a un solo colore, piena di sé come una spugna, perennemente dotata di taccuini consunti, preferibilmente moleskine, in quanto è sempre un'inguaribile essenzialista-chic, ovvero ha una passione incontrollata per tutto ciò che è molto costoso ma sembra arrivare direttamente dalla discarica.
Il suo blog è sempre pieno di foto. Di solito non si preoccupa di scegliere quelle in cui è venuta particolarmente bene. Al contrario della maggior parte delle donne, non conosce l'insicurezza riguardo il proprio aspetto. Si piace, le piace guardarsi e farsi guardare, anche se ama sostenere il contrario, così da concedere all'intellettualoide di turno di adorarla e riempirla di complimenti, al quale nemmeno lei ha la forza di opporsi. Di seguito un esempio di dialogo tipo tra poetessa e intellettualoide:
Lui: tu sei bella e non te ne rendi conto, il che ti rende ancora più bella.
Lei: non siamo forse tutti belli? Non è bello il clochard che dorme sulla panchina del parco dove vado sempre a leggere? Non è bella la zingarella con gli occhi di giada che mi sorride porgendomi la mano per chiedermi ciò che le mie tasche non potranno mai darle? Non è bello questo cielo, questo odore di vita, di gente, di primordialità? Non senti il dolore che ti attanaglia l'anima davanti a tutta questa bellezza? Non ...
(il dialogo si interrompe perché l'intellettualoide, che non riesce più a nascondere l'erezione, deve correre a cercare un bagno)
La poetessa, per attenersi al suo ruolo, si serve di numerose e indigeribili licenze poetiche. O almeno così ama solitamente definire gli errori continui che commette nell'utilizzo di paroloni di cui probabilmente può solo immaginare il significato.
Ed eccoci al fattore decisivo per poter riconoscere senza alcun dubbio una poetessa tra le tante tormentate di questo triste mondo malato: Un'assoluta, incontrollabile , rivendicata ricerca del dolore. Costei ama sguazzare nelle situazioni tristi, uggiose, avvilenti, proprio per poter informare il mondo intero di averle vissute. Amano uscire con la pioggia senza ombrello, fare jogging alle due di pomeriggio di agosto con la tuta felpata, farsi lasciare dall'amato per poter estrapolare poeticità da queste situazioni scomode e poter finalmente comporre poesie. Dove c'è puzza, maltempo, grigiore, malsanità, è li che potete trovare la nostra poetessa, intenta ad assorbire tutto ciò che di brutto il mondo può darle, per potercelo restituire sotto forma di splendidi versi. In altre parole, datele un bidone dell'immondizia, un po' di pioggia e qualche senzatetto e lei si sentirà a casa sua.Bene , cari amici, nemici e non più amici, s'è fatto tardi, e ancora una volta mi sono dilungata più del dovuto e probabilmente più di quanto la buona creanza conceda.Vi lascio ad argute( ma anche no) riflessioni su questo mio ennesimo post sfrugugliamaròni. Alla prossima.
p.s. : lo sapete che chi sente prima la puzza è quello che l'ha fatta, no?
A modo suo mi amava. Quando durante una notte di passione gli dissi che amavo il rumore della pioggia, cominciò a pagare un senzatetto perché pisciasse sulle serrande del seminterrato durante i nostri focosi rendez-vous.
Tra la puzza e il rumore, era come essere colti da un meraviglioso, acido temporale estivo.
Forse ero troppo semplice per capire quell'amore così grande e profondo per i miei piedi. "Sono pura arte" soleva ripetere mentre massaggiava dolcemente i miei duroni. Cercavo di ricambiare , di concentrarmi sui suoi , di cogliere lo stesso fascino che lui vedeva nei miei, ma più li guardavo, li annusavo, li leccavo, più una fastidiosa vocina dentro la mia testa ripeteva "hai idea di quanti batteri risiedano in un calzino?"
Stentavo ad aprirmi, ad accettare i suoi sentimenti, forse fu questo a renderlo insicuro. O forse fu l’episodio in cui, rientrando prima del previsto, notò il tecnico della telecom che scappava dalla finestra e mi trovò nuda e ammanettata alla cassettiera. I dubbi si fecero strada nel suo cuore quando gli chiesi di chiamare il tecnico perché mi riportasse la chiave delle manette.
Fatto sta che prese l’abitudine di pedinarmi. Nelle mie serate solitarie passate al cinema a guardare vecchi film in bianco e nero, mentre mi interrogavo su se adottare uno stile Audrey Hepburn o uno stile Rita Hayworth per quella settimana, mi sentivo sempre dannatamente osservata. Non che succedesse raramente, sapevo bene che era praticamente impossibile distogliere lo sguardo dal mio perfetto, luminoso corpo. Mi voltavo e lo trovavo sempre li , tre sedili dietro di me.
Forse avrei dovuto avere sentore del suo disagio quando cominciò a fare fotomontaggi con le nostre foto. Mi parve di vedere , passando per caso davanti al pc, che fosse molto preso a sostituire il suo volto con quello di famosi pornostar. Guardando meglio, mi resi conto che i tagli non riguardavano lui, ma me. Era quantomeno strano vedere il mio uomo avvinghiato a un sorridente e abbronzato Rocco Siffredi, ma non ci badai, in fondo sono un’attrice, essere versatile è il mio mestiere. Comprai uno strap-on e mi dimenticai presto dell’accaduto.
Non mi allarmai nemmeno nel periodo in cui tentava in ogni modo di fare l’amore con strani e macchinosi giochi di ruolo e travestimenti (uno tra tutti il gioco del cantantedibalerachehaavutouninfanziadifficileechesogna,primaopoi,didiventareungrandeballerinodiliscio che incontra una tanghera e lo fanno sul piano bar) e non appena cedevo alle sue lusinghe l’erezione veniva a mancare e lui faceva strani discorsi su quanto questo fosse un chiaro segnale della sua virilità.
Sapeva dirmi cose meravigliose. Restavo incantata dalle sue parole, dal suo modo di entrare nella mia anima con poche semplici frasi. Mi chiedevo come potesse conoscermi così bene nonostante fossimo insieme da poche settimane. Quando trovai sotto il suo cuscino un dossier di duecentodieci pagine sulla mia vita, con testimonianze delle mie amiche, dei miei genitori, e della vecchietta cieca con cui parlavo ogni giorno sull’autobus, capii che questa storia era andata troppo oltre.
Certo, ora che è finita, ci sono meriti che non posso togliergli. E’ grazie a lui se ho avuto l’orgasmo più bello della mia vita. A lui e a suo cugino Ariosto, il quale quella sera ebbe la deliziosa idea di riaccompagnarmi a casa.
premessa: il titolo, in questo post, la fa da padrona.
Durante la fase di allarmismo per l'inattesa piena-record del Tevere, una Voce (che ben merita il maiuscolo), su tutte, esplode in una frase, anzi tre, che rendono i romani fieri, lieti di aver scelto quest'uomo come punto di riferimento, come uomo perno della città.
"non prendete la macchina" "non uscite di casa" "tenetevi lontani dal Tevere"
Vai Gianni, vai.
O per dirla alla Berry, Go johnny, go. Che poi la storia è la stessa, no?
Chi mi conosce lo sa. Io sono una persona schiva, burbera, un po' stronza, acida per difesa, assolutamente inadeguata ai rapporti socialsocievoli; per questo voglio introdurmi (e di conseguenza introdurVI) nel magico mondo del chiacchierone, onde regalarmi la magica sensazione di non avere proprio tutti i torti ad aver sviluppato questo tipo di tendenze. Ora, l'individuo in questione, più degli altri da me identikittati , mi risulta assai difficile da tollerare, forse proprio per questo le sue connotazioni mi appaiono tanto chiare, e per la medesima ragione il mio post avrà puro scopo documentaristico, più che satirico. Ordunque, Orsù, Orbene, entriamo nel magico mondo del chiacchierone. Costui trova nella possibilità di parlare (e con parlare intendo dire Sparlare, ovviamente), di qualcuno un piacere che arriva ad essere anche fisico, oltre che psicologico. Per procurarselo, da buon edonista quale è, si maschera da buon ascoltatore, e voi inizialmente resterete piacevolmente sorpresi nel vedere il sincero interesse con cui sostiene e partecipa ai vostri sfoghi. In realtà ciò che lo distingue da un semplice buon ascoltatore sarà una leggera variazione nella sua espressione,che più che interessata vi apparirà compiaciuta, quasi orgasmica. Potrete accorgervene senza dubbio dall’incoerenza tra occhi e bocca: La bocca sarà contrita,affranta, piegata all’ingiù o serrata in senso di comprensione, mentre gli occhi saranno sgranati , ridenti, vogliosi. Ma il chiacchierone è scaltro;proprio mentre in voi si insinua il dubbio sulla purezza del suo trasporto, vi lusingherà facendovi domande su domande su ciò che gli raccontate, così, mentre voi vi liberate dei vostri più pesanti fardelli emotivi convinti di aver finalmente trovato qualcuno a cui interessano,la sua mente è già all’opera. Egli ascolta, elabora, cancella i dati meno interessanti e amplifica quelli avvincenti, rendendoli degni dei migliori romanzi di Rosamunde Pilcher (chi come me a volte si ritrova senza un cazzo da fare il martedì pomeriggio e finisce su canale cinque sa di cosa parlo). In realtà, miei devoti, non avete tutti i torti. Costui è realmente interessato a ciò che avete da dire. Di più! Le vostre avventure sono il suo pane elfico, gliene basta un frammentino per campare di rendita per almeno un mese. Questo grazie alla sua innata fantasia, che gli permette di trovare anche nella storia più banale il fascino che le mancava, il colore di cui era carente, il sex appeal che non sospettava nemmeno di possedere. Ed ecco che appena ne ha la possibilità, il chiacchierone trasformerà un semplice e casuale incontro in una notte di ardenti passioni, un piccolo screzio in una guerra civile, un primo appuntamento in un matrimonio riparatore. Ciò che distingue il chiacchierone professionista da un semplice pettegolo, la capacità di non dire, ma insinuare il dubbio in modo che siano gli altri a parlare per lui e a tirare le proprie conclusioni. Passiamo ad un pratico esempio: IL FATTO: A e B sono amici, ma litigano perché giovedì A ha dimenticato un appuntamento con B. LA TRASFORMAZIONE DEL FATTO:A Racconterà al chiacchierone, che per comodità chiameremo C i fatti all’incirca come si sono svolti. C a quel punto partirà all’attacco. La prima cosa da fare è rendere più intrigante la storia. Per cui chiederà ad A cosa ha fatto invece di andare all’appuntamento con B. Salterà fuori che A si è recato in biblioteca, dove ha casualmente incontrato un’amica. LA TECNICA DI ATTACCO DEL CHIACCHIERONE: Che fare a quel punto? Un buon chiacchierone sa bene che non può semplicemente recarsi da B e raccontargli i fatti così come lui li ha elaborati, facendo così la figura del pettegolo. Per cui fa in modo di trovarsi a conversare con lui amabilmente ed è li che casualmente sciorinerà la sua versione. C: “allora, come stai? B: “piuttosto bene” C: “ dai, si vede dalla tua faccia che non è così” (N.B. dalla faccia non si vede proprio un bel niente, ma ovviamente il chiacchierone è al corrente del fatto, ma finge di non averne cognizione così da poter completamente infangare la sua mala fede) B: “beh, in effetti ho avuto una discussione con A” C: “davvero? Pensa, l’ho incontrato giovedì in biblioteca, era con un’amica” A quel punto B vorrà indagare, per capire se A gli ha mentito. B: “ ah si? “ Tombola! Quella semplice domanda è per il chiacchierone la degna conclusione di un eccellente amplesso. C: “ si, credo si fossero dati appuntamento per studiare, erano stracarichi di libri. Ma voi perché avete litigato? Ecco come da una semplice dimenticanza il chiacchierone crea nuove verità, molto più interessanti di quanto non fossero al punto di partenza. Dal mio esempio base possono derivare molteplici versioni, una più complessa e variopinta dell’altra. Ovviamente in questo caso parliamo di un episodio “base”, ma dio sa di quali piroette narrative, vezzi descrittivi, affascinanti voli pindarici è capace. COME LIBERARSENE: Prevenire l’intervento del chiacchierone è difficile, pressoché impossibile. Costui è infestante come la gramigna, falso come la piscia di una gallina, appiccicoso come una malattia venerea in un bagno pubblico. Ma presto o tardi ogni chiacchierone fa un passo falso, ed è allora che va allontanato in modo deciso e definitivo. Come fare? Un attacco singolo unilaterale non funziona: Il chiacchierone è assai abile nella tecnica del “rigiramento della frittata”. La soluzione più efficace è senza dubbio lo smerda mento di gruppo. In quel modo potrete privarlo della sua arma migliore, voi stessi! Organizzate una bella tavola rotonda, magari una cena ed approfittate per farlo sentire il verme che è. Annientato ma tenendo testa fino all’ultimo con le sue opinabili ragioni si allontanerà ed andrà ad infettare una nuova comitiva. Il suo lavoro con voi si conclude li. Miei diletti, mi sono dilungata anche troppo. Vi auguro di non incappare mai in un soggetto simile, anche se, aimè, la sua mamma è fertile almeno quanto quella degli imbecilli. Lo so ben io, che me li ritrovo appiccicati ai vetri delle finestre, calati dal camino come Babbo Natale, nascosti nel mio armadio come il BaBau.
LE MIE LACRIME VERRANNO ACCOLTE CON LA GIOIA E IL TURBAMENTO INTERIORE DI QUELLE DELLA MADONNINA DI CIVITAVECCHIA. E QUANDO MI TROVERO' AL COSPETTO DI AMICI E FEDELI, IN PREDA ALLA COMMOZIONE DICHIARERO': "AMMAZZA! PENSA Sì PISCIAVO!"